martedì 1 novembre 2011

Palestina nell'UNESCO

Da 193 a 194 membri, una piccola differenza numerica che contiene in se un grande valore politico.

Ieri a entrare a far parte dell’UNESCO è stata la Palestina, tra le divisioni delle Nazioni Unite, che ha messo a segno il primo importante passo nel processo di adesione all’Onu.
La decisione, votata a maggioranza dei due terzi, è stata salutata con modalità e considerazioni molto divergenti, dal “benvenuto” della direttrice generale dell’Unesco Irina Bokova, all’evidente soddisfazione di Sabri Saidam, consigliere del presidente dell’Autorità palestinese, che ha definito quello di ieri “Un giorno di festa” alle dichiarazioni di Israele che ha definito il voto “una tragedia” fino alla posizione dura presa dagli Stati Uniti. L’adesione della Palestina ha raccolto 107 voti a favore, 14 contro, tra cui i voti degli Stati Uniti della Germania e del Canada, e 52 astenuti, tra cui l’Italia.

Le ragioni politiche del voto sfavorevole americano sono note e aprono uno scenario complicato.
In conformità a due leggi del ’90, infatti, gli Stati Uniti non possono finanziare organizzazioni dell’Onu che accettino, a pieno titolo, la Palestina come membro.
Con queste leggi si spiega la decisione, di chiaro stampo politico, di ritirare il contributo di 60 milioni di dollari, che equivalgono al 22% del bilancio Unesco, previsto dal governo americano.
“Gli Stati Uniti non possono accettare l’adesione della Palestina all’Unesco” ha dichiarato il rappresentante americano subito dopo la votazione.

Altrettanto dura la posizione di Israele che tramite il ministro degli Esteri ha dichiarato che questa decisione equivale a un “ostacolo sulla via del ripristino dei negoziati”.
«Si tratta di una mossa unilaterale palestinese che, pur non portando alcun cambiamento sul terreno, allontana la possibilità di un accordo di pace» si legge dal suo comunicato.

Altre motivazioni hanno invece spinto l’Italia alla scelta dell’astensione dal voto.
“L’Italia si è attivata per giungere a una posizione coesa, in mancanza della quale abbiamo deciso di astenerci», ha spiegato Maurizio Massari che ha poi proseguito “ Riteniamo che non era il momento per porre la questione della membership palestinese all'Unesco, in una fase in cui si sta cercando di creare le condizioni ideali per una ripresa del negoziato tra le due parti».

Il voto che per Sabri Saidam, consigliere di Mahmoud Abbas, rappresenta “uno dei pilastri nella nostra lotta per l'indipendenza” sicuramente rappresenta un elemento rilevante per le scelte che saranno prese riguardo alla richiesta, presentata lo scorso settembre dal presidente palestinese Abu Mazen, di adesione della Palestina all’Onu, sulla quale gli Stati Uniti hanno già annunciato di voler utilizzare il potere di veto affermando che il riconoscimento di uno Stato palestinese può avvenire solo tramite le negoziazioni di pace con Israele.

sabato 22 ottobre 2011

Marcia per Laura Pollan


(AP Photo/Franklin Reyes)

Il 15 ottobre Héctor Maseda, sessanta Damas e molti loro sostenitori hanno marciato per le strade dell’Avana in memoria di Lauran Pollan morta in ospedale il giorno precedente.


L’avventura politica di Laura Pollan inizia con gli eventi drammatici della “Primavera nera” del 2003, quando tra i molti dissidenti cubani che vennero imprigionati, venne arrestato, accusato di aver attentato contro la sicurezza nazionale e condannato a 20 anni di prigione il marito Héctor Maseda, leader del Partido Liberal cubano.
Da allora Laura Pollan insieme ad altri parenti di prigionieri politici diede vita al movimento delle “Damas de blanco” nato per chiedere il rilascio di 75 prigionieri e per sostenere la difesa dei diritti umani sull’isola.
Dal 2003 ogni settimana le Damas de blanco, chiamate così perché vestite interamente di bianco, marciano sulla Quinta strada dell’Avana per manifestare e sostenere le loro richieste, superando le intimidazioni e le violenze delle forze dell’ordine.
Nel 2005 l’associazione ha vinto il premio Sakharov dell’Europarlamento per la difesa dei diritti umani, un primo passo verso il vero successo del movimento la liberazione di molti dissidenti avvenuta nel 2010, anche se spesso limitata dall’obbligo di esilio o di allontanamento dalla politica.

“[…] Era una donna coraggiosa che non esito a mettere in pericolo la sua salute per un ideale. Adesso che non è più con noi resta il suo esempio di donna libera e forte che ci sostiene nella lotta per il cambiamento e per il riconoscimento dei diritti umani in questa nostra isola martoriata” Yoani Sanchez , giornalista e attivista cubana.

Della morte dell’attivista civile non hanno dato notizia i giornali cubani.